
2) Epicuro. Il bene coincide con il piacere.
L'identificazione del bene con il piacere  il segno che ha
distinto per secoli l'epicureismo; ma spesso  stato dimenticato
il resto del messaggio di Epicuro: il segreto del piacere  la
moderazione.
Epistola a Meneceo, 129-132 (vedi manuale pagine 159-160).
1   E per questo noi diciamo che il piacere  principio e termine
estremo di vita felice. Esso noi sappiamo che  il bene primo e a
noi connaturato, e da esso prendiamo inizio per ogni atto di
scelta e di rifiuto, e ad esso ci rifacciamo giudicando ogni bene
in base alle affezioni assunte come norma. E poich questo  il
bene primo e connaturato, per ci non tutti i piaceri noi
eleggiamo, ma pu darsi anche che molti ne tralasciamo, quando ad
essi segue incomodo maggiore; e molti dolori consideriamo
preferibili ai piaceri quando piacere maggiore ne consegua per
aver sopportato a lungo i dolori. Tutti i piaceri dunque, per loro
natura a noi congeniali, sono bene, ma non tutti sono da
eleggersi; cos come tutti i dolori sono male, ma non tutti sono
tali da doversi fuggire.
2   In base al calcolo e alla considerazione degli utili e dei
danni bisogna giudicare tutte queste cose. Talora infatti
esperimentiamo che il bene  per noi un male, e di converso il
male  un bene.
3   Consideriamo un gran bene l'indipendenza dai desideri, non
perch sempre dobbiamo avere solo il poco, ma perch, se non
abbiamo il molto, sappiamo accontentarci del poco; profondamente
convinti che con maggior dolcezza gode dell'abbondanza chi meno di
essa ha bisogno, e che tutto ci che natura richiede  facilmente
procacciabile, ci che  vano difficile a ottenersi. I cibi
frugali inoltre danno ugual piacere a un vitto sontuoso, una volta
che sia tolto del tutto il dolore del bisogno, e pane e acqua
danno il piacere pi pieno quando se ne cibi chi ne ha bisogno.
L'avvezzarsi a un vitto semplice e frugale mentre da un lato d la
salute, dall'altro rende l'uomo sollecito verso i bisogni della
vita, e quando, di tanto in tanto, ci accostiamo a vita sontuosa
ci rende meglio disposti nei confronti di essa e intrepidi nei
confronti della fortuna.
4   Quando dunque diciamo che il piacere  il bene completo e
perfetto non intendiamo i piaceri dei dissoluti o quelli delle
crapule, come credono alcuni che ignorano o non condividono o male
interpretano la nostra dottrina, ma il non aver dolore nel corpo
n turbamento nell'anima. Poich non banchetti e feste continue,
n il godersi fanciulli e donne, n pesci e tutto quanto offre una
lauta mensa d vita felice, ma saggio calcolo che indaghi le cause
di ogni atto di scelta e di rifiuto, che scacci le false opinioni
dalle quali nasce quel grande turbamento che prende le anime.
5   Di tutte queste cose il principio e il massimo bene  la
prudenza; per questo anche pi apprezzabile della filosofia  la
prudenza, dalla quale provengono tutte le altre virt, che insegna
come non vi pu essere vita felice senza che essa sia saggia e
bella e giusta, n saggia bella e giusta senza che sia felice. Le
virt sono infatti connaturate alla vita felice, e questa 
inseparabile da esse.
 (Epicuro, Opere, Einaudi, Torino, 1970, pagine 63-65)

